Abbiamo deciso di organizzare una scuola per dipingere ciò che sta a destra e in alto della realtà, lasciando le altre zone ad altri ricercatori.
per una volta, giusto per alleggerire il mio spirito con fallimenti non miei, ieri ho visto apocalypto, l'ultimo aborto dell'intollerabile mel gibson. a mia discolpa posso dire che quando si scaricano i film da internet non si va tanto per il sottile, e che il furbissimo bastardo da me non ha preso un soldo. ma intanto sono ventiquattr'ore che l'immagine di una defunta pantera di peluche, orba come popeye, mi rimbalza nella testa. certo, a sprazzi sono arrivati anche i flash dei denti marci di uno dei Cattivi Cattivissimi; del sacerdote Ultra Cattivissimo che mentre diceva a una folla maya a cui mancava solo la lebbra 'siamo nella merda' lanciava le braccia in alto in segno di vittoria come schwarzenegger eletto governatore ( e i quasi lebbrosi, incomprensiblmente, esultavano); del denutrito rambo protagonista, che, a digiuno da una vita causa marcia eterna sotto il giogo, appena sfuggito allo strappo del cuore, correva per due giorni come un leprotto dopo essere stato trafitto al costato da una freccia; della moglie del suddetto che portava a termine un improbabilissimo parto mentre stava per annegare. mio dio, mi verrebbe da dire, se dio non fosse sin troppo vicino al nostro alcolizzato ex gnoccone australiano. una notte e un giorno, un'ora dopo l'altra, un minuto dopo l'altro, un secondo dopo l'altro, a domandarmi se con cinquanta milioni di dollari non avrebbero potuto per lo meno costruire una pantera finta ma che sembrasse vera.
detto questo, torno a me. finiti i sotterfugi, le chiamate di nascosto, le corse, i batticuori. ho confessato e sono stata perdonata, e ho riscoperto l'amore dove era sempre stato, al mio fianco. natale a casa con mamme, papà, fratelli e fratellastri, zii, nonni, tutto pieno d'affetto e di armonia. al ritorno a granada, vengo per la prima volta in vita mia buttata fuori da un progetto teatrale per manifesta incompetenza.
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ogni punto qui sopra rappresenta una delle volte in cui, da mezzogiorno in poi, ho dovuto ingoiarmi l'orgoglio e non uccidere nessuno, me compresa. è estremamente difficile dover accettare di essere un'incapace in qualcosa di cui mi importa molto, ma esto es lo que hay, dicono filosoficamente gli spagnoli. quindi, giù una bella birra y a otra cosa, mariposa. la otra cosa è la lotta estenuante con un minuetto alla chitarra che chiunque saprebbe suonare meglio di me. c'è da dire che l'incapacità generalizzata di cui la natura mi ha dotato, poverammé, non mi impedisce di incaponirmi nonostante la voglia di buttarmi da un ponte. d'altra parte, come insegna ivan segreto, da me recentemente scoperto e che mi piace assai: nascemu chiancennu, chiancennu, beatu cu mori rirennu.
trovo in middlemarch di george eliot, capolavoro dalla prima all'ultima pagina, una delle più belle frasi che abbia mai letto, questa: se avessimo un'acuta visione e sensazione di ogni comune vita umana, sarebbe come ascoltare la crescita dell'erba e il battito del cuore dello scoiattolo, e moriremmo di quel ruggito che giace dall'altra parte del silenzio.
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