Abbiamo deciso di organizzare una scuola per dipingere ciò che sta a destra e in alto della realtà, lasciando le altre zone ad altri ricercatori.
non ho più tempo. quando ne ho, non ho più cervello. sono entrata finalmente, con il solito terrificante ritardo, nella vita adulta, quella vera. responsabilità, debiti, visioni angoscianti che riempiono il mio sonno di incubi e trasformano i miei risvegli in traumi. devo, devo spegnere il cervello perché altrimenti credo che impazzirei. due miseri pensieri messi uno dietro l'altro bastano a farmi cadere davanti agli occhi tutti i problemi da risolvere che hanno tutta l'aria di non voler essere risolti nel corso di questa vita, tutte le facce delle persone che promettono e poi non mantengono la parola, tutto quello che ci si aspetta da me, tutte le mie azioni che nonostante i miei continui sforzi continuano a non accontentare mai. la parola che più mi gira in testa da qualche settimana a questa parte è: squali.
in questi giorni ho letto parecchio, causa film, di 'a sangue freddo' di truman capote. tutti, senza eccezione, lo elogiano e lo definiscono il suo capolavoro. sarà, ma io l'ho letto per ben due volte e per ben due volte l'ho trovato orrendo. i cattivi, cattivissimi e i buoni, ossia i morti, buoni fino all'inverosimile. libro fradicio di sentimentalismo nazional-campagnolo yankee se mai ne ho letto uno. non potrò mai dimenticare la descrizione della più giovane delle vittime, un misto fra florence nightingale e suor germana. leggendo me la immaginavo immersa negli effluvi delle sue crostate e circondata da un'aureola di vaniglia, guardando verso il cielo come santa teresa in estasi. vomitevole. è triste vedere che in questo nuovo medio evo siamo ormai ipocriti al punto da fingere di preferire l'opera pioniera di una letteratura sdolcinata, moraleggiante e insipida a questo:
'Quando penso a Parigi, mi risulta romantica quanto un pissoir allagato, seduttrice quanto un corpo nudo e affogato che galleggiasse nella Senna. Sono ricordi blu e nitidi, come le immagini che emergono tra i languidi passaggi di un tergicristalli. [...] Mi vedo ad aspettare al bar del Ritz che compaia un ricco viso americano, bevendo a scrocco, prima lì, poi al Boeuf sur le Toit e al Brasserie Lipp, per poi sudare tutto fino all'alba in qualche tugurio pieno di puttane e di negri effemminati, e del fumo azzurro delle Gauloises bleues.'
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