Abbiamo deciso di organizzare una scuola per dipingere ciò che sta a destra e in alto della realtà, lasciando le altre zone ad altri ricercatori.
ALCUNI SANNO DAVVERO PARLARE
La massificazione sopprime i desideri individuali o cerca di farlo, perché il Super Stato ha bisogno di uomini identici. Nel migliore dei casi collettivizzerà i desideri, massificherà gli istinti, costruirà stadi giganteschi per racchiuderli in un solo grido, imbottiglierà le sensibilità attraverso la televisione, unificherà i gusti atraverso la pubblicità e i suoi slogans e favorirà una sorta di pan-onirismo, la realizzazione collettiva di un sogno multianime e meccanizzato: uscendo dalle fabbriche e dagli uffici, in cui sono schiavi di computer e macchine, entrano nel dominio degli sport massificati o nel regno illusorio dei fueilleton e delle serie fabbricate da altre macchine.
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Scienza e macchine si sono allontanate verso un olimpo matematico, lasciando solo e abbandonato l’uomo, che gli aveva dato esistenza. Triangoli e acciaio, logaritmi ed elettricità, sinusoidi ed energia atomica, uniti alle forme più misteriose del potere finanziario o statale, hanno costituito infine
Ernesto Sabato - Apologías y rechazos
penso: non dovrei continuare a scrivere, sembro una logorroica. poi mi dico: ma chi se ne frega. primo, il vuoto lasciato da qualcosa va spesso e volentieri accompagnato da logorrea. secondo, chi se ne accorgerà? guardo le pile verticali in cui ho convertito la mia biblioteca. migliaia di parole degne di essere lette, quasi tutte, e allo stesso tempo così esigue. so che vorrei essere lì, sullo scaffale di qualcuno. so che non ci sarò. soprattutto, so che non me lo merito. infine, so che questo dovrebbe riportarmi all'antica tristezza, ma non è così.
all'improvviso ho voglia di fare una citazione pseudo colta. apro a caso As I lay dying di faulkner, comprato di seconda mano, e trovo sottolineata questa frase: That was when I learned that words are no good; that words don't ever fit even what they are trying to say at. da buona pedante quale sono, sottolineerei at.
i miei capelli sono stati da poco domati da una ragazzina con il piercing al labbro a cui non sono stata capace di dire: molla quella spazzola, cretina. sapevo che mi sarei vergognata e avrei finito per sprecare il mio look super fashion davanti al computer invece di sfoggiarlo per la città, dove per la prima volta da mesi oggi sono stata considerata degna di un secondo sguardo da maschi e femmine. il fatto è che tutto funziona; tutto fluisce; i progetti germogliano, fioriscono, prosperano, a seconda. tutto è bellissimo. e io, la vera cretina, sento tremendamente la mancanza della mia tristezza.
troppo spesso una si convince che la vita abbia una continuità, che il cammino sia, se non privo di ostacoli o dritto, provvisto di una rotta riconoscibile. si costruisce attorno tante piccole quotidianità che hanno lo scopo di proteggere e l'abitudine di sgretolarsi, e poi si permette il lusso di sorprendersi. di essere disorientata. di percepire il vuoto. che ingenuità, quando nel fondo sa di muoversi lungo uno sgorbio che va avanti ma poi di colpo vira a sinistra, a destra, in alto, in basso, indietro, senza logica. e che torna su sé stesso ogni volta che una si convince che la vita abbia una continuità, che il cammino sia provvisto di una rotta riconoscibile.
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