Abbiamo deciso di organizzare una scuola per dipingere ciò che sta a destra e in alto della realtà, lasciando le altre zone ad altri ricercatori.
a volte non si trovano le porte. altre, si cerca con ostinazione di chiuderne una, ma qualcosa resta sempre intrappolato contro lo stipite e lentamente, silenziosamente, subdolamente, quella porta si riapre. si spalanca, addirittura. e nonostante tu le dia le spalle, quello che c'è dietro emerge dall'oscurità e certi fantasmi che avevano perso consistenza riappaiono, la attraversano e ti si siedono accanto. in silenzio ti guardano. non hanno bisogno di fare altro.
resuscita inaspettatamente la mia vita sociale, tanto che dopo un tempo indefinibile vengo invitata a una festa di compleanno. inizio ore 20. lì vengo in un principio messa all'angolo da una pargola di sette anni e il suo fratellino di tre che saltandomi addosso mi chiedono di raccontare cappuccetto rosso ignorando il fatto che mi sto strafocando di sandwich prosciutto e formaggio. mi tocca raccontare con la bocca piena una storia che non mi ricordo. alla terza volta che sbaglio sui rapporti iniziali di cappuccetto con il lupo i due, che sono piccoli ma non scemi, optano per una storia del terrore di quelle che non ti fanno dormire di notte. ci devo pensare, e quando sono sul punto di partorirla mi disertano per andare a giocare a monopoli. subito dopo i genitori dei suddetti mi intrattengono una mezz'ora con una dissertazione dotta sulle bellezze d'italia, che hanno visitato quest'estate in camper. impagabile la solennità sull'atmosfera magica di venezia, che hanno visto in mezza giornata dal battello turistico. riesco a scappare e guardo i gruppetti che parlano fitto piena di invidia: sono incapace di intavolare una conversazione da festa, la mia unica scappatoia e maledizione è che qualcuno abbia voglia di fare un monologo. infatti vengo bloccata su una poltrona dalla cognata dei genitori dei due pargoli iniziali, che si appollaia sul bracciolo e mi racconta con dettagli la sua relazione con il sonno più una quantità spaventosa di inutilità, con la voce più monotona che abbia sentito in vita mia. io annuisco, faccio mmm e ah! e mi annoio come una cozza su uno scoglio. finisco per essere nominata controllore di altri due pargoli, uno addormentato nella culla e l'altro su una poltrona, mentre la loro mamma esce un attimo. ritorno a casa ore 24. mi lancio sul divano ricordando con notalgia quelle feste in cui nessuno aveva bambini, che iniziavano non prima delle undici e non finivano prima delle quattro, in cui la coca cola da sola era vietata e si poteva persino trovare un amorazzo. mi addormento appoggiando la settimana enigmistica sul comodino e pensando: ah, la vecchiezza.
mirar bocas que se mueven por inercia
sin que el cerebro tenga un papel en el asunto
escuchar historias
prescindibles
intrascendentes
sin sentido
sin razón
aullar en silencio por las ganas
la necesidad
de sacar de la manga
un rifle marca ACME
apuntar entre las cejas
de cada una de esas cabezas
inútiles
apretar el gatillo
una sola vez para cada uno
dando en el blanco
infalible
letal
pensando
Estoy en la gloria
se pueden añorar unas perlas excesivas inventoras de alturas de las que no se puede sino caer o recordar lo espeso no todavía agua fina y amarga que resbala inexplicable o reconocer la grieta acechando detrás de las cuatro esquinas de la verdad no callada
a granada gli spazzini hanno pochissima voglia di lavorare, ma in compenso sono sempre disposti ad un'amichevole chiacchierata. da loro si imparano tante cose: dai vari stili del flamenco alle migliori spiagge della costa, ai progetti approvati dal comune e poi quasi mai terminati per mancanza di fondi e/o per calcoli errati sul comportamento della natura. un esempio per tutti è quello del parchetto vicino a casa mia. dato che costituisce il tetto di un parcheggio, è ovviamente sopraelevato. da buon parco di granada, i quattro fili d'erba che contiene sono clandestini e vi dimorano a proprio rischio e pericolo. ci sono però parecchi alberelli in punto di morte, qualche cespuglio di quelli che sopravvivono a qualsiasi cosa, tanti scalini, diversi muretti già semidistrutti, due sorte di piste da bocce che nessuno usa mai e una cosa (perché non c'è altro modo di definirla) in marmo bianco, a forma di croce per il sollazzo dei turisti che affittano qualche volo in aeroplanino, che dovrebbe contenere acqua cristallina al modo delle famose fontane more, in discesa, con tanto di faretti che la illuminerebbero di sera. ma l'acqua non c'è. c'è solo lo scheletro marmoreo, sporco, triste, talmente asciutto da far venir sete solo a guardarlo. giusto ieri, grazie alla conoscenza dello spazzino di turno, ho scoperto la ragione di questa inspiegabile assenza idrica. "la ragione", mi dice, "è che l'acqua va giù". "in che senso va giù", domando. "nel senso che loro (gli ingegneri) pensavano di far arrivare l'acqua dal basso e invece, (sopresa delle sorprese) l'acqua verso l'alto non ci vuole andare. come ti dicevo, va giù". adesso, se penso che gli stessi che hanno appena scoperto la forza di gravità stanno facendo i progetti per la metropolitana, mi vengono i brividi. si accorgeranno che i treni non vanno a pedali solo dopo aver costruito i tunnel dimenticandosi di mettere i cavi elettrici?
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