Abbiamo deciso di organizzare una scuola per dipingere ciò che sta a destra e in alto della realtà, lasciando le altre zone ad altri ricercatori.
Dato che il progresso non-conosce-limiti, in Spagna si vendono dei pacchetti che contengono trentadue scatole di fiammiferi (leggasi cerini) ognuna delle quali riproduce vistosamente un pezzo di un gioco completo di scacchi.
Velocemente un signore astuto ha lanciato alla vendita un gioco di scacchi i cui trentadue pezzi possono servire da tazze da caffè; quasi immediatamente il Bazar Due Mondi ha prodotto delle tazze da caffè che permettono alle signore piuttosto mollicce una gran varietà di reggiseni sufficientemente rigidi, dopodiché Ives St. Laurent ha appena creato un reggiseno che permette di servire due uova alla coque in modo sommamente suggestivo.
Peccato che finora nessuno abbia trovato un'applicazione diversa per le uova alla coque, cosa che scoraggia chi mangia tra grandi sospiri; è così che si rompono certe catene della felicità che restano soltanto catene, e carissime, tra l'altro.
J. Cortázar - Lucas, i suoi studi sulla società di consumo
SENTIMENTALISMI
chissà perché la mia domenica si è riempita di articoli di travaglio accompagnati da canzoni di guccini, de andré, modena city ramblers. la nostalgia che solitamente provo per l'italia è quella di casa, della mia famiglia, dei pochi amici che mi sono rimasti, alle volte di un angolo di milano che mi ha regalato emozioni inaspettate, sempre inaspettate. eppure oggi, vedendo come certi non smettono mai di combattere anche davanti a quella macchina mostruosa e allo stato delle cose indistruttibile che è il sistema italiano, in cui è sempre più difficile trovare lo spiraglio di un'onestà, di una volontà o di un impegno con qualcosa che non sia il proprio portafoglio o la propria vanità, la mia malinconia domestica ha cambiato improvvisamente volto. il mio senso di giustizia sonnolento risorge, l'indignazione che da tempo avevo dimenticato minaccia di strangolarmi, e nel fondo mi sento una traditrice. perché questo sarebbe il momento di essere lì, di lottare, di reinventarsi e ritrovare il popolo che fummo e che da tempo non siamo più. quella gente per cui la povertà non era un delitto ma una maledizione da affrontare aiutandosi l'uno con l'altro, per cui non c'era limite alle risorse della sopravvivenza, per cui l'immaginazione era parte fondamentale della vita. questo, fra le altre cose, è quello che gli argentini hanno ereditato da noi, proprio quando noi lo abbiamo dimenticato trasformandoci in tristi cloni di persone che esistono solo alla televisione.
ma presto non sarà più, o non sarà di nuovo, così. l'energia sta già iniziando a cambiare, gli animi più adattabili poco a poco cominciano a ribellarsi come sanno farlo solo quando le cose vanno davvero male. e io, che sono fuggita dall'italia del benessere, quando questo processo sarà realmente avviato, tornerò. probabilmente avremo tutti le pezze al culo, ma ne varrà la pena.
a leganés, nota perché ci si sono fatti esplodere gli attentatori di madrid, c'è un posto chiamato la città dei ragazzi. è un collegio per adolescenti con problemi sociali. diviso in quartieri, è pieno di verde, ha un municipio e una chiesa propri, c'è un orto enorme in cui cresce di tutto, alle sei del mattino un gallo dà la sveglia per poi vegetare per il resto della giornata in mezzo a varie papere ciarliere. sul retro, due piscine. a quindici minuti, la tentatrice madrid. gli impiegati che ci lavorano sono ex alunni e dicono, sfumando immediatamente ogni pensiero cinico, che il progetto funziona a meraviglia. che sollievo, trovare un'utopia fatta realtà senza risvolti drammatici.
l'ozio protratto oltre il necessario può portare a qualcosa di molto vicino alla nausea. sono i momenti in cui una sommessa crudeltà fa capolino nel mio essere. le colpe maggiori sono sempre di qualcun altro.
Lo que se esconde detrás de una puerta cerrada.
Lo que está al fondo del paisaje observado por una ventana.
El calor de adentro estando afuera.
El fresco de afuera estando adentro.
La lluvia cuando no hay ni una nube.
La sequía cuando caen tres gotas locas.
Lo posible, no interesa.
mentre la mia psicologa è ormai diretta verso santander per tentare di riavere una vita sessuale, io languisco nel caldo torrido di granada, aspettando che da un momento all'altro i ventisette incendi che devastano la spagna diventino ventotto, uno dei quali qui. nel frattempo sento la mancanza di cuevas del almanzora, paesello vicino alla costa di almería dove sono stata la settimana scorsa. di per sé, cuevas (come lo chiamano gli autoctoni) fa letteralmente ribrezzo. dell'originale medievale è rimasto solo il castello, che ora ospita tanto il museo archeologico quanto il commissariato. tutto il resto è un'accozzaglia delirante di mostruosità architettoniche di cui non si crederebbe l'esistenza se non le si vedesse. almanzora sarebbe il fiume da cui prende il nome cuevas; adesso nel suo letto c'è il campo da calcio ufficiale del paese. intorno, per forza di cose, il deserto, la cui maggiore attrazione turistica è un'urbanizzazione mineraria abbandonata dove i nativi vanno a fare tiro a segno la sera tardi. tutti quanti, si direbbe dal numero di cartucce che si trovano per terra. è quindi abbastanza ovvio che non sia un granché ridente, il paesello, per cui quello di cui sento la mancanza non può essere che la tenuta che ci ha ospitato per tre giorni, possedimento della giunta d'andalucia in via di eliminazione per far posto a un'inutile statale: un'oasi nel deserto dotata, oltre che di prato verdissimo, di palme, pini marittimi, voliera, piscina d'acqua naturale venti per quindici, a dieci minuti in macchina dal mare, qui aperto quasi come un oceano e bellissimo quando non ci sono le meduse giganti. anche se al terzo giorno di permanenza per pura noia siamo finiti a fare una lunghissima partita a risiko di cui nessuno aveva voglia, granada ad agosto è molto peggio. in giro solo turisti, la maggior parte dei negozi e bar chiusi, nessun concerto o opera teatrale o mostra. meno male che alle quattro di ogni pomeriggio c'è pasión de gavilanes e le profondissime vicissitudini dei suoi protagonisti. franco l' avrebbero-dovuto-scegliere-uno-non-gayssimo e sarita la ex-crudelissima potranno amarsi nonostante i rispettivi pregiudizi? e la nanissima norma, capirà che il muscolosissimo juan non le ha messo le corna con la gnocchissima e cattivissima dinora? ed eva, la serva, sarà capace di confessare alla giovanissima e innocentissima ruth che è lei la sua vera madre e non la vecchissima e antipaticissima rebeca? e martin, il nonno in sedia a rotelle, ce la farà a farsi finalmente la panchita, impiegata siliconatissima di quel quasi bordello che è il cien fuegos? ah, meno male che esistono le telenovelas estive per allontanare la mente dalle nostre noiosissime miserie.
due giorni poi diventati tre lontano da granada e al ritorno, inaspettatamente, il caldo secco sembra essere umido quanto quello di milano. possibile? chissà, ma intanto io sudo. e medito. sul perché in questi tre giorni fuori io sia stata così intollerante, sempre pronta ad arrabbiarmi con tutti e per qualsiasi cosa comprese le meduse apparse sulla costa senza avvisare, a causa delle quali avrei voluto picchiare la mia amica eva. o sarà che gli occhi così mansueti di eva, la sua bocca sempre un po' aperta a mostrare i denti troppo grandi, come fosse in perenne dubbio, le sue esclamazioni composte esclusivamente da vocali con punto interrogativo finale farebbero emergere la violenza di chiunque godesse del minimo cinismo necessario ad affrontare la vita? o forse che tre giorni di pasión de gavilanes, telenovela estiva di provenienza colombiana, pessima da qualsiasi punto di vista tranne quello romantico, mi hanno aperto gli occhi su quanto poco somiglia la mia vita a una telenovela con fustaccioni muscolosi che mi vogliono e che io non posso, ma proprio non posso amare? e se fosse la vecchiaia incipiente che vedo nelle quasi rughe che mi restano sulla guancia dopo ogni sorriso, a mettermi di pessimo umore? è l'ombra dei miei sterili trentaquattro anni che si approssimano, ad offuscare ogni gioia? potrò parlarne con la mia psicologa, sulla cui sobrietà sono quasi pronta a giurare, dopo che mi ha annunciato che le vacanze le farà con le amiche, vacanze che immagino lontanissime da sex and the city? o getterei lei, nella disperazione? che dilemmi quelli estivi, o mio dio, che dilemmi.
oggi si parla di superficiali minuzie.
il vicino sopra e a sinistra se ne va a vivere a beirut. espresse le mie ovvie perplessità mi dice che è molto più sicuro di londra o roma. in ogni caso questo trasloco intercontinentale mi rende estatica per due ragioni: la prima che smetterò di sentire la voce miagolante della sua compagna (una volta l'ho sentita miagolare sul serio, è stato spaventoso) la quale oltretutto lo manda a suonarci il campanello in continuazione per chiederci di abbassare la musica, di solito intorno alle undici di sera, che qui è più o meno l'ora di cena. la seconda che a prezzo stracciato ci ha venduto un limone, un arancio, tre gelsomini, una rosa, tutti già belli cresciuti e rigogliosi. aggiungendo questo alla petunia, il geranio gitano, la bouganville di recente acquisizione, ci stiamo avvicinando lentamente alla mia idea di una terrazza perfetta. mancano giusto una decina di vasi pensili, e mi potrò dire del tutto soddisfatta. sono invece preoccupata per la povera ortensia, messa in casa per proteggerla dal sole, che agonizza dio sa perché. funghi? ragnetto rosso? mancanza di ferro? acqua troppo calcarea? mi toccherà comprare l'acqua in bottiglia solo per annaffiarla? è dura avere tanti esseri viventi che dipendono da te, soprattutto quando devi difenderli dagli attacchi urici di un cane geloso di ogni attenzione non dedicata a lui. perché pueblo ultimamente ha dei comportamenti stranissimi, se comparati con i suoi atteggiamenti normalmente assai distaccati. viene a chiedere le coccole svariate volte al giorno, dorme sotto il letto invece che sul balcone, mi si arrampica addosso quando sto al computer, quando andiamo in giro invece di farsi gli affari suoi come d'abitudine mi aspetta e se io mi fermo lui fa lo stesso, mi ubbidisce quasi sempre, si lascia perfino spazzolare. sono sconcertata. pensandoci, è da quando è fuggito l'ultima volta, evento che qui non ho riportato, ed è stato ritrovato a dodici chilometri da granada tre giorni dopo, che si comporta così. devo dedurne che abbia avuto paura di non rivedermi più? che si sia reso conto di quanto sono importante per lui? qualsiasi sia la ragione, questo nuovo pueblo mi piace, mi piace molto.
- La Luna si trova più o meno alla stessa distanza dal Sole che la Terra, quindi della luce del Sole le arriverà solo una frazione R2L / 4r2. RL è il raggio dellaLuna, che equivale a circa 1.700 kilometri, quindi questa frazione è di 3X10-11. Se laLuna fosse uno specchio perfetto e riflettesse in ogni direzione dello spazio, di questa luce riflessa alla Terra arriverebbe solo la frazione R2L / 4r2L, essendo rL la distanza Terra-Luna. Questo fattore è uguale a circa 7X10-5. Ma siccome la Luna non è uno specchio pefetto, mettiamo che sia 10-5. Quindi, la luce del Sole che vediamo riflessa sulla Luna è diminuita di 3X10-11X10-5, cioè 3X10-16. Invece la luce del Sole che ci arriva direttamente è diminuita di 4,4X10-10. Per tanto, il Sole è 4,4X10-10 / 3X10-16 volte più brillante della Luna.
Secondo l'autore di questo testo di divulgazione di astrofisica, il contadino tipo della spagna profonda fa questo ed altri ragionamenti simili più o meno ogni due giorni. Ciononostante, venti pagine dopo quanto sopra l'autore definisce la mente del contadino come rustica e vergine. A questo punto, io mi sento il livello intellettuale di un organismo unicellulare.
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