Abbiamo deciso di organizzare una scuola per dipingere ciò che sta a destra e in alto della realtà, lasciando le altre zone ad altri ricercatori.
Verrà mai qualcuno a dirmi: ti porto a casa?
No, non verrà mai nessuno.
Tutti si aspettano che a casa ci vada da sola, e se dimostro di non trovare la strada, fuggono.
Perché le spalle larghe sembrano più larghe di quello che sono, e nessuno vuole vedere la verità.
Come vorrei avere qualcuno a cui dire semplicemente: sono triste, stasera, tanto triste.
All'inizio sembra impossibile, ma a vivere senza avere internet in casa si impara. Ci si adatta, come a tutto, a dover scandire le incursioni, a cronometrarle, a contatti sempre più sporadici con amici e familiari. Ma certe cose non sopravvivono alla disciplina obbligata del cyber café. Ogni volta che riesco a sedermi davanti a un computer, la mia mente si svuota e resto inebetita a guardare le letterine colorate di google che mi dicono "cerca, cerca, abbiamo la risposta...". e sono così invitanti, mi danno la sensazione che imparerei moltissimo, che la mia mente si arricchirebbe, e la mia vita di più, se solo riuscissi a farmi venire in mente una, solo una stramaledettissima domanda.
In giornate come questa ho l'impressione che la luce del mondo si rifletta nei miei occhi. È in una giornata come questa che mi aspetto di incrociare lo sguardo di chi sarà amore. So che sarà una giornata come questa, senza essere oggi. So, ad esempio, che è stato in una giornata come questa che ho guardato per la prima volta negli occhi quello che avrebbe potuto essere amore se io lo avessi permesso. Se non avessi avuto tanta paura, se avessi avuto più fiducia. Ma c'è chi impara a undici anni e chi a trentasei che certi sbagli non si possono rimediare e che certe cose si perdono per sempre.
per lo meno stavolta non sono scappata del tutto. ti ho dato la possibilità di scegliere se accettarmi per quello che sono o rifiutarmi. preparata alla seconda ipotesi, dopo tutto quello che ti ho fatto passare. ma almeno ho avuto il coraggio di prendere il mio cuore e di lasciarlo nudo nelle tue mani.
non ne ero mai stata capace, prima.
forse non avrò mai una risposta, il che sarebbe già una risposta, da parte tua. non è questo, che conta. quello che conta è che ho fatto un passo avanti.
è te che voglio, non ho dubbi in proposito, ma so che molto probabilmente tu non vorrai più me, non dopo tutte le spinte che ti ho dato perché così fosse.
non importa.
importa aver imparato a dire: questa sono io ed è te che voglio.
ci sono tappe della vita che è impossibile evitare. sono quei momenti che ci dicono: "non è più tempo... non è più tempo..." Possiamo far finta di non sentirle, ma le voci sono lì. è ora di smettere di fingere di poter essere quello che non siamo più.
forse è la sensazione più triste che io abbia mai provato.
da buona vittima della sindrome di peter pan non ho mai pensato realmente che sarei invecchiata. vedere i segni del tempo invadere il mio corpo e il mio viso mi fa un male indicibile. e non so neppure descrivere il dolore che mi provoca sentire il peso del tempo sulla mia anima.
non sono pronta. per dio, non sono pronta.
recuerdo un día
que me dolía el pecho
y estaba feliz
me esperabas en algún lado
quizás
o simplemente tu existencia
me llenaba
las campanas
suenan ocho veces
una luz me mira fijo
tu existir me hiere el alma
pero recuerdo el día
que me dolía respirar
y estaba feliz
non sono fatta per le storie a distanza. non lo sono mai stata e non lo sarò mai, probabilmente. cosicché è il momento di andare finalmente all'appuntamento con tutte le cose che ho da risolvere in questa convivenza forzata con me stessa. appuntamento che ho rimandato con ogni scusa possibile per mesi, e che ora mi si ripresenta davanti senza sconti. è ora di guardarsi allo specchio.
il vuoto, che pensavo definitivo, si riempie.
e si riempie perché un ragazzino con i famosi dodici anni di esperienza in meno sulle spalle mi supera a 120 sull'autostrada. perché passa gli esami che gli sottopongo (con il segreto intento di farlo fuggire) con una classe impressionante. perché nonostante la mia follia incipiente resta lì. benché lontano, al mio fianco.
mi sono chiesta mille volte, da quando l'ho incontrato, perché la vita mi avesse messo davanti ad una situazione così inusuale. mille volte mi sono domandata quale fosse l'insegnamento che dovevo trarne. credo sia questo: il mondo è cambiato, sono cambiate le regole. e io devo cambiare il mio modo di amare e soprattutto di accettare l'amore.
e quando parlo di amore non mi riferisco solo a quello di un compagno sentimentale, ma all'amore che ognuno di noi dedica alle persone che sceglie nella vita.
la mia struttura sta crollando pezzo per pezzo.
quanto disastro dovrò affrontare prima della ricostruzione?
non lo so, e non importa. perché era inevitabile.
el vacío que siento está lleno de vos.
il mio canto del cigno per un momento ha assunto proporzioni insospettabili, che da buona autosabotatrice ho prontamente eliminato. come al solito sono riuscita a trovare l'unico punto che l'altro non può tollerare per andare a martellarlo e allontanarlo definitivamente da me.
per la terza volta in un anno ho messo in atto la stessa tecnica terrorista, atta ad evitare che una persona arrivi ad amarmi.
stavolta, devo dire, è stato facile.
e che peccato, devo dire anche questo. se non fossi arrivata al punto di accettare quello che sono, mi prenderei a calci nel culo. ci ho messo esattamente due secondi, il tempo di pronunciare una frase, ad affossar equalcosa che avrebbe potuto essere davvero bello.
ma ormai mi accetto, cicala come sono, e quindi mi limiterò a versare calde lacrime, a non trovare il senso della vita, a soffrire la nuova solitudine per qualche tempo, e poi si tornerà alla vita.
quale vita, sarebbe la domanda. la risposta arriverà, prima o poi.
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